Le ingerenze virtuose del Quirinale

Il presidente della Repubblica, incontrando i rappresentanti delle religioni mondiali riuniti a Roma nell’ambito delle iniziative per il G8, ha chiesto un “contributo fondamentale” per ristabilire “valori morali e spirituali” il cui abbandono è stata una delle cause della crisi finanziaria mondiale. Tutto il contrario delle denunce di interferenze della religione nella sfera pubblica, che Giorgio Napolitano ha riconosciuto esplicitamente come terreno aperto agli apporti delle chiese.
19 AGO 20
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La fiducia confermata da Napolitano ai dimissionari è stata condizionata a un impegno perché d’ora in poi le nomine non siano “condizionate da logiche di appartenenza correntizia”, il che non è affatto la smentita delle osservazioni di Angelino Alfano che l’Associazione magistrati aveva reclamato.
In pochi giorni dal Quirinale sono venuti precisi moniti alla magistratura, invitata pressantemente a non indebolire la sua immagine impegnandosi in improprie battaglie politiche, oggi definite interferenze indebite. Non è difficile leggere in queste iniziative, sempre accompagnate da una valorizzazione del ruolo del Parlamento, l’indicazione di un percorso che consenta di realizzare le riforme necessarie dell’ordinamento giudiziario in un clima di dialogo tra le forze parlamentari, in consonanaza sostanziale con analoghe suggestioni provenienti dal presidente della Camera. Disincagliare il confronto sulla giustizia dalle contrapposizioni frontali che aprono la possibilità di conflitti istituzionali è anche nell’interesse del governo, che alla fine sarà gudicato per le riforme che riuscirà a portare in porto e non per l’asprezza delle polemiche. Se esiste un sentiero virtuoso per realizzare le riforme, sarebbe da sciocchi non percorrerlo.